Gruppo Scout Roccasecca 1

Campo invernale di Reparto 2011

Quatto esploratori/guide del reparto Pegaso, hanno deciso di vestire i panni di giornalista per il sito di gruppo, e raccontarci la loro ultima avventura: il campo invernale. Ognuno di loro è rimasto colpito da qualcosa, un’attività, un gioco, una cerimonia. Scopriamo insieme cosa hanno fatto in quel di San Giovanni dal 26 al 30 dicembre.

CRONISTORIA DI UN CAMPO della sq. Gabbiani
“Ore 7.45 del 26 dicembre. Tutti mezzi assonnati ci incontriamo assieme a Branco, Noviziato e Clan davanti la chiesa. Facciamo cerchio, i capi ci salutano e ci danno il Buon giorno, poi ci invitano ad entrare in chiesa. Lì ci aspetta il nostro Giando (don Giandomenico) per aprire i campi, augurandoci di viverli con gioia e serenità. Insieme recitiamo una preghiera e sulle note di Madonna degli Scout ognuno segue i propri capi fuori, sul sagrato, dove ci aspettano Franco e Giuseppe per la foto di gruppo e partiamo!
Carichiamo gli zaini, saliamo nelle macchine, e siamo pronti ad iniziare questa nuova Avventura.
Non ci abbiamo messo molto a raggiungere il luogo del campo, San Giovanni – la nostra destinazione –non dista tantissimo da Roccasecca. Salutiamo velocemente i genitori che ci hanno accompagnato, e zaini in spalla imbocchiamo a piedi il viale che dalla strada ci porta al centro di spiritualità suor Teresina Zonfrilli.
Iniziamo subito la mattinata con giochi, canti ed attività. Tanto  per scaldarci, data l’aria fredda.
Nella serata ci raggiungono anche tre esploratori “ritardatari”. Ora siamo al completo e possiamo divertirci con un fuoco di allegria molto bello. Poi stanchi ma soddisfatti della prima giornata di campo, arriva l’ora di andare a letto.
Nei giorni a seguire è andata sempre meglio, i giochi, le attività preparate dalla squadriglie o dai capi, i fuochi, le cerimonie, i canti tutto è davvero bellissimo e coinvolgente.

Così senza nemmeno accorgermene arriva l’ultima sveglia. È molto presto, dobbiamo pulire e risistemare le stanze, e scendere per il sentiero che porta alla stazione ferroviaria di Isoletta. Abbiamo camminato parecchio, stavolta…non come il giorno dell’arrivo per poche centinaia di metri. Ma siamo stati bravi, così arriviamo in anticipo, e possiamo riposarci e giocare ancora un po’. I nostri canti hanno attirato l’attenzione di più di un passante!
Arrivati a Roccasecca, però, il campo non è ancora finito. Infatti ci ritroviamo di nuovo tutti insieme, lupetti, esploratori e rover, con i genitori, per la celebrazione della Santa Messa presieduta da don Giandomenico, che tra l’altro ci è venuto anche a trovare al campo ed è stato presente alla cerimonia delle Promesse.
Poi tutti in oratorio dove sono stati allestiti i tavoli su cui i genitori hanno imbandito un pranzo davvero fenomenale… forse pensavano che saremmo tornati a digiuno, non potevano infatti sapere che invece al campo avevamo avuto delle cuoche d’eccezione che ci hanno proprio viziato.
E per finire la cerimonia finale, i prossimi appuntamenti ed è ora di andare a casa.
Di questo campo la cosa che ricorderò di più…il fatto che la mia squadriglia si è aggiudicata la Fiamma di Reparto che abbiamo intenzione di tenerci ben stretta!”

 

IL TORNEO Di Stefano D. – sq. Volpi
“Quest’anno il campo invernale per me è stato diverso… forse perché è il mio primo campo da esploratore, o forse perché c’era un torneo speciale, non il classico roverino o palla scout, ma addirittura Basket Scout!
All’inizio eravamo un po’ scettici, ma una volta che i capi ci hanno spiegato le regole, ed abbiamo iniziato a giocare, tutti volevano partecipare, buttarsi e naturalmente Vincere.
Il campo da gioco, fuori nel prato delimitato da cordini, per porte dei secchi.
Iniziamo a giocare, primo scontro Aquile contro Volpi. Poi tocca a Pipistrelli e Gabbiani. All’inizio un po’ di falli, tiri liberi, pochi passaggi e molti errori, ma poi iniziamo ad entrare nel vivo della competizione, non sono concessi sbagli, il gioco di squadra è fondamentale, e anche la lealtà… tra parate disperate, scivolate improvvise, salti e balzi giorno dopo giorno il torneo entrava nel vivo. Non ci importava più se fuori ci fosse il sole o tirasse vento o minacciasse pioggia, nel pomeriggio l’appuntamento del torneo era imperdibile, anche perché le Volpi si stavano pian piano guadagnando la finale.
Ed eccoci proprio all’ultima partita, siamo in finale….il fischio iniziale e cominciamo a giocare. Col passare dei giorni siamo diventati più bravi, ci disponiamo meglio in campo, siamo più precisi nei passaggi.

Non avevamo però calcolato un fattore importante…contro di noi a giocarsi il titolo, c’era la squadra dello staff. Lo ammetto, all’inizio quei “vecchietti” li avevamo sottovalutati.  Figurarsi se Maria o Felice ce l’avrebbero fatta a correre tutto quel  tempo, o se  Giuseppe e Luca  e David riuscissero a essere precisi come noi nei lanci – pensavamo. E invece … alla fine abbiamo perso il torneo, o forse no, perché la vittoria più grande è stata proprio imparare a giocare come una squadra: tutti per uno e uno per tutti !
E alla fine, l’importante è divertirsi, e noi di risate ce ne siamo fatte proprio tante. E poi per consolarci, tutti a fare merenda... e qui siamo tutti vincitori perchè le cambusiere erano davvero brave!!!”

GLI INFORTUNI – della sq. Pipistrelli
“ <<Gioca, non stare a guardare >> – diceva B.P. E il nostro reparto questo motto al campo invernale lo ha preso davvero sul serio.  
Assieme ad un’altra frase famosa del nostro fondatore … <<Siate preparati in caso di infortunio >>  dalla chiacchierata 23 di Scoutismo per Ragazzi.
Nella citata chiacchierata B.P. racconta come  “I cavalieri antichi erano chiamati ospitalieri perché mantenevano ospedali per la cura degli ammalati, dei poveri e di coloro che erano rimasti feriti per qualche incidente o in guerra. […] Gli esploratori, i cacciatori e tutti quelli che operano in remote regioni del mondo devono sapere che cosa fare in caso di disgrazia o di malattia, propria o dei propri compagni,  perché spesso si troveranno a centinaia di miglia dal medico più  vicino. Per questo motivo anche gli Scouts  dovrebbero imparare quanto più possibile sul modo di curare i malati e di trattare i vari infortuni”.Ora già i primi giorni del campo tre dei nostri esploratori mentre si impegnavano arduamente in un gioco di squadra, si sono infortunati. Qualche labbro sanguinante, un colpo di testa non alla palla ma al secchione, una gomitata durante un’azione un po’ dura.
Ed ecco arrivare la cassetta del Pronto Soccorso… amica dei nostri giorni di campo. Sì perché l’avremmo rivista altre volte. Mai nulla di davvero grave, per fortuna, ma abbiamo avuto modo di constatare che bisogna davvero essere pronti, perché non ci sarà con noi sempre Maria o Felice. Così abbiamo preso spunto dall’accaduto e durante il campo siamo andati a rileggerci il libro dedicato a noi, Scouting for Boys appunto, che sempre nella stessa chiacchierata dice ancora “gli infortuni avvengono purtroppo continuamente, e  perciò gli Scouts avranno in ogni momento l’occasione di prestare a qualche infortunato i primi soccorsi. […]è infatti praticamente certo che quasi ognuno di voi Scouts si troverà un giorno o l’altro in presenza di un incidente. In tal caso se saprete cosa bisogna fare ed agirete con prontezza, potrete procurarvi la perenne soddisfazione di aver salvato o aiutato una creatura umana.”
Mi sa che dovremmo organizzarci per qualche specialità di infermiere, così potremmo mettere in atto quello che ci dice B.P. e non rimanere a guardare gli altri che accorrono quando qualcuno di noi si dovesse far male, ma correre e saper agire noi stessi."

LA CERIMONIA DELLE PROMESSE di Elisa M. – sq. Aquile
"Durante il campo si è svolta, tra le altre cose, la cerimonia delle Promesse per tutti i Lupi passati in reparto.
Tra i promessandi, c’ero anch’io.
Il 28 dicembre, nel pomeriggio finito il momento di merenda e cronaca, siamo stati chiamati tutti in refettorio. Girava già la voce, tra i più grandi, che ci sarebbe stato un evento importante. Così un po’ tesi ci siamo seduti intorno al tavolo con i capi. Ci hanno parlato di Promessa, Leggi, onore, impegno e tante altre cose. Con le loro voci nella testa e le parole importanti che mi rimbombavano nella mente, mi sono avviata la sera, dopo la cena, al luogo dove si sarebbe svolta la Veglia d’Armi. Ecco la prima differenza con la promessa del lupetto. Una cerimonia prima della cerimonia.
Scegliere di diventare Cavaliere non era una cosa facile. Era difficile scegliere di mettersi al servizio del prossimo. Di prendersi cura delle persone deboli o indifese, di essere sempre pronti a battersi per una causa nobile e giusta. E’ sempre stato più semplice servire i potenti. Così lo scudiero che aveva dato molte prove di fedeltà al proprio signore, prima di diventare cavaliere si preparava alla sua investitura con più giorni di preghiere e digiuni. Ma prima di ricevere questa investitura, vestito di una tunica bianca, passava una notte intera davanti all’ altare, vegliando in preghiera. Questa era appunto la Veglia d’armi.

Anche noi Scouts prima di impegnarci preghiamo il Signore e chiediamo il Suo aiuto, perché ci dia la forza di mantenere la promessa per tutta la vita, perché una volta Scout, sempre Scout!
Il reparto aveva preparato una serie di racconti sull’onore e sulle leggi, sulla promessa e sull’importanza dell’impegno che stavamo per assumerci. Eravamo tutti un po’ tesi, noi promessandi, ci rendevamo conto dell’importanza e della solennità del momento.
Finita la veglia, il reparto si è allontanato. Noi siamo rimasti soli, a fare un piccolo momento di deserto, ancora qualche minuto per riflettere su tutto quello che ci avevano detto, raccontato, letto, recitato…

Poi sentiamo nella notte alzarsi un canto, una scia di piccoli lumini guida il nostro cammino  fino alla cappella, dove il Reparto è schierato in quadrato. I capi reparto ci chiamano uno ad uno. Il capo squadriglia ci accompagna.
Recitiamo la nostra promessa. Ci consegnano il distintivo col giglio da apporre sul cuore. Tre punte ha il giglio, per ricordare i tre punti della promessa che abbiamo appena pronunciato. Ci benedice don Giandomenico, ci salutano i capi augurandoci buona caccia. Torniamo in quadrato.
Il resto è tutto un po’ sfocato nei ricordi. Ero troppo presa dalle emozioni. E dalla gioia di fare questa promessa che voglio continuare a rispettare!"