Quando il servizio ti porta lontano…..
Salve a tutti, siamo Marco, Damiano e Andrea, e abbiamo deciso di scrivere questo articolo per raccontare a tutti e condividere con tutti la gioia di un’esperienza straordinaria che abbiamo vissuto in questo anno di attività: abbiamo accompagnato l’alta squadriglia in un viaggio che ci ha portati fino all’ isola di Brownsea.
Ma bisogna fare un passo indietro; tutto è partito dall’idea di due capi che avevano chiuso da tempo nel cassetto il sogno di portare almeno una parte dei loro ragazzi su quell’isola lontana dove tutto è iniziato circa un secolo fa. L’alta squadriglia, a cui è stata fatta la proposta di partire, ha aderito in gran numero e con molto entusiasmo, ma mancava qualcosa…….certo, mancavano dei rover a servizio!!!
E così proposto il viaggio anche al clan, abbiamo accettato senza esitazione e subito ci siamo messi all’opera per preparare al meglio quell’avventura che per molti era una pazzia, ma per noi era un sogno che si realizzava sempre di più. Nel gruppo, composto da 10 ragazzi e 4 capi e il nostro caro assistente ecclesiastico, si notava, man mano che la partenza si avvicinava, l’allegria, la voglia di scoprire e la cura con cui ognuno di noi preparava la parte del viaggio che gli era stata assegnata.
E poi così, quasi improvvisamente è arrivato poi il fatidico giorno: 30/04/08 la partenza.
La sveglia ci ha fatto aprire gli occhi ancora prima che sorgesse il sole; il viaggio era lungo e Brownsea ci aspettava. Attraverso vari mezzi: treno, aereo, taxi, siamo giunti in uno dei luoghi significativi per lo scoutismo, ovvero Gilwell Park dove abbiamo respirato un’ aria strana di scoutismo, molto più forte, molto più intensa e poi abbiamo pernottato lì,stanchi, ma ansiosi che spuntasse il nuovo giorno, in cui ci saremmo recati sulla nostra isola.Mai una notte fu tanto lunga, tutti insonni in attesa dei primi raggi del sole del 01/ 05/08….il giorno del nostro approdo. Ancora altri mezzi ci hanno fatto avanzare nel nostro percorso: i nostri piedi, treno, metropolitana ed infine un lungo viaggio in autobus fino al porto di Poole. E lì lo spettacolo: davanti ai nostri occhi, in mezzo alle onde si ergeva la mitica isola, verde, ricca di vegetazione, sotto un limpido cielo. Solo un piccolo viaggio in traghetto ci separava da lei, così bella, così maestosa, così ricca di significato. Finalmente si parte….il traghetto si avvicina sempre di più e il nostro sogno sembra, dopo tanto peregrinare, cominciare a prendere forma reale, tangibile; Brownsea era lì, davanti ai nostri occhi.

Giunge il tanto atteso momento dell’approdo, scendiamo frettolosi dal traghetto e i nostri piedi toccano terra, quella storica terra, quella stessa terra su cui 101 anni prima avevano camminato altri 42 piedi di fratelli scout. Una strana sensazione ci ha percorso tutto il corpo, dalla testa ai piedi, un’ emozione che può essere a malapena raccontata, ma l’unico modo per comprenderla davvero è viverla, come abbiamo fatto noi. Inizia così il nostro viaggio sull’isola, la percorriamo per buona parte, notando la sua stupenda flora e pavoni, piccoli uccelli e scoiattoli che scorazzano intorno a noi. Il sentiero ci conduce proprio nella zona dove B.P. stette con i sui ragazzi e una volta arrivati, come incantati, i nostri sguardi sono catturati dal paradiso circostante, il mare, i bellissimi prati, le rocce, tantissime specie di piante, animali bellissimi e molto rari; un vero e proprio paradiso terrestre. Le attività svolte a Brownsea erano pressappoco le stesse che svolgiamo nell’ordinaria attività, ma in quel posto assumevano un sapore particolare, era come se il tempo si fosse fermato e se il passato e il presente si fossero mescolati solo per noi, per permetterci di vivere quella straordinaria avventura. L’isola ci ha ospitati per tre giorni, che a noi sono parsi molto brevi, tanta era la brama di entrare quasi in simbiosi con quel luogo davvero particolare.La partenza naturalmente è stata un momento molto triste; ognuno di noi aveva lasciato su quell’isola qualcosa: un ricordo, un’emozione, un respiro, un sogno, li avevamo affidati al vento e al mare; anch’essi parevano speciali. Ma non ci rendevamo conto che anche l’isola aveva lasciato qualcosa in noi: un segno indelebile, un qualcosa di forte, che non si può esprimere a parole.

E adesso ci rimane la voglia di tornare, come un richiamo che sentiamo essere molto incisivo. Ma come abbiamo detto prima, per comprendere queste nostre parole dovete anche voi vivere la stessa esperienza; per quanto ci riguarda non resta che ringraziare i nostri mitici capi che ci hanno permesso di realizzare questo sogno e i nostri compagni del reparto che hanno reso il viaggio speciale…..e vorremmo dire una cosa a tutti quelli che credevano che questa fosse un’utopia, una follia: se questa è pazzia, nella vita ci piace essere folli.
Marco, Andrea, Damiano