Gruppo Scout Roccasecca 1

Fino in Africa per risponedere ad una chiamata

Uno dei ragazzi del nostro clan è appena rientrato in Italia dopo un’esperienza di servizio davvero speciale: in Africa!! È stato lontano ben un mese, in cui la sua voglia di fare, allegria e senso del servizio è mancato alla nostra comunità, ma ha riempito le giornate di un altro gruppo di giovani e bambini. Ecco quello che ha voluto condividere con noi….

“Una frase molto cara a noi scout dice di lasciare il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato; può sembrare banale ma non è affatto facile farlo quando ci si trova in situazioni che sono così complicate e fuori da ogni logica che sembrano non avere soluzione. La mia esperienza in Africa mi porta però a dire che una soluzione in fondo c'è: è l'impegno che ognuno di noi deve mettere nell'aiutare chi ne ha bisogno. Arrivare in un continente come quello africano, messo in ginocchio dalla povertà, dalle colonizzazioni e dall'indifferenza del resto del mondo, annulla, in un primo momento tutti i buoni propositi che un volontario ha quando decide di partire per un viaggio così particolare. Anche per me è stato così: ci sono stati quegli attimi in cui mi sono sentito inutile, cosa avrei potuto fare io, così giovane, in un oceano di problemi come questo? E invece poi ho scoperto, con il passare dei giorni e delle settimane, che per queste persone anche un piccolo gesto può diventare grandioso e di fondamentale importanza, anche un sorriso può farti diventare il loro eroe, anche un aiuto apparentemente inutile può cambiare, o almeno migliorare, la vita di qualcuno. Fare servizio in una nazione africana non e' affatto semplice, bisogna rinunciare a molte cose che per noi sono banali e scontate, bisogna affrontare una cultura che per alcuni aspetti può risultare anche spigolosa e talmente radicata da non lasciare spazio al progresso, bisogna avere coraggio, tanto coraggio per fare ogni cosa....eh già perchè qui ogni sensazione è amplificata, e , com'è ormai risaputo, l'amore per il prossimo non lascia vie di fuga, prende ogni parte di noi stessi e ti porta a fare cose anche inaspettate pur di veder sorridere per un attimo chi ha pianto per troppo tempo....ma la cosa fondamentale è che bisogna rimanere forti in ogni circostanza, anche di fronte a persone che mangiano una, al massimo due volte a settimana, anche davanti a bambini che non hanno futuro, anche davanti agli occhi persi nel vuoto di una madre che ha visto morire suo figlio, anche di fronte a chi non conosce il resto del mondo e vive, anche inconsapevolmente, nella più disastrata delle situazioni, anche davanti a chi dice che è bello che ogni tanto qualcuno si ricorda che esistono anche loro. Ma ciò che mi da sempre il coraggio di fare ogni cosa è il sorriso e la gioia che queste persone portano sul viso, non sono tristi, non si lamentano per la loro situazione, si rallegrano per un niente, hanno sempre una grande voglia di riscattarsi ma soprattutto sono sempre pronti a condividere il loro niente con qualcuno.

Immaginate, ad esempio, una donna che vive sulle colline del Kenya, in un posto deserto, senza elettricità nè acqua corrente, che si prende cura di alcuni orfani e vive con loro in una capanna di fango.....immaginereste mai che quella donna ha condiviso con noi volontari il suo povero pranzo fatto di patate, mais e fagioli???? beh, lo ha fatto, e anche con grande gioia e spirito di accoglienza. Sono queste le cose che mi lasciano senza parole e che, quando sono in Italia, tra sprechi ed egoismo, mi fanno venire voglia di scappare e tornare tra questa gente. La cosa più importante che posso fare per queste persone, è gridare al mondo che qui c'è bisogno di tutti; non basta, anzi non serve fare donazioni tramite associazioni e mettersi l'anima in pace e credere di aver dato un aiuto: servono mani, servono braccia, servono sorrisi di persone pronte a rinunciare a tutto per un periodo di tempo, o magari per tutta la vita, e venire quaggiù; provate a pensare che solo qui, in un villaggio piccolo come quello di GilGil ci sono tantissime cose da fare: c'è l'orfanotrofio, in cui ci sono bambini che hanno alle spalle storie drammatiche, a cui viene data la possibilità di crescere e studiare per garantirsi un futuro; c'è Bodeni, una scuola un po' particolare che punta innanzitutto a nutrire, per quanto possibile, ma anche a dare un minimo di istruzione ai bambini di una delle zone più povere di questo posto: sono bambini abbandonati al loro destino, i loro genitori sono spesso coinvolti nella prostituzione, nella droga oppure sono morti, spesso per AIDS e inoltre, attraverso il "feeding programme" viene donato settimanalmente del riso alle famiglie più povere....certo è un inizio ma pensate forse che 200 grammi di riso possano bastare per 9 persone per una settimana?; c'è poi la clinica Comboni, fondata da un missionario italiano, e attualmente gestita da Suor Colomba, missionaria dalla Tanzania, che offre vaccinazioni e assistenza medica h24 a donne in gravidanza e bambini fino all'età di 5 anni. La suora si occupa inoltre di un servizio di clinica mobile con cui porta assistenza e medicinali anche ai villaggi più isolati come, ad esempio, Gitare dove si trovano inoltre tre comunità formate da malati di AIDS che sono stati isolati per paura di un contagio a cui la suora ha insegnato che la vita può andare avanti e quindi vivono e lavorano di gruppo come fossero membri di tre grandi famiglie. Queste sono solo le esperienze che ho provato in prima persona ma c'è davvero tanto altro da fare.....Certo, come avrete ormai capito le difficoltà da affrontare sono tante e la preparazione per un esperienza del genere richiede molto tempo, addirittura dei mesi, ma spero che quello che vi ho raccontato abbia messo nel vostro cuore il desiderio di venire quaggiù e vivere per un po' con quelli che sono considerati gli ultimi del mondo.....spero di avervi fatto innamorare di questa terra tanto quanto ne sono innamorato io.....poi, cosa mi resta da dire???Provare per credere!!!